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Produzione Documentale: Stampa di Produzione e Dematerializzazione

Dai centri stampa interni alle alte tirature, dalla finitura alla dematerializzazione: come cambia oggi la produzione documentale in azienda, tra carta e digitale I nostri tecnici diretti coprono Belmonte Mezzagno, San Vito Lo Capo, Favignana e Modica e tutta la Sicilia occidentale.

C'è un momento, nella vita di molte aziende e pubbliche amministrazioni, in cui la stampa smette di essere un gesto quotidiano - la relazione da consegnare, il contratto da firmare - e diventa un processo da governare. Succede quando i volumi crescono, quando i documenti devono uscire rilegati e non solo stampati, quando serve la stessa tonalità di blu sul catalogo di gennaio e su quello di giugno, quando un archivio cartaceo di vent'anni deve poter essere consultato in dieci secondi da un browser. È qui che si parla di produzione documentale: non più singole stampe, ma un flusso che comprende acquisizione, stampa ad alta tiratura, finitura, distribuzione, archiviazione e - sempre più spesso - conservazione digitale.

È un ambito che riguarda tanto il settore pubblico quanto quello privato: uffici stampa interni di enti e università, centri servizi che stampano per conto terzi, aziende con reparti marketing che producono cataloghi e materiali informativi, banche e utility che inviano milioni di comunicazioni ai propri clienti, studi professionali che digitalizzano decenni di fascicoli. Ognuno di questi contesti ha esigenze diverse, ma condivide lo stesso problema di fondo: la stampa da ufficio, pensata per pochi fogli al giorno per persona, non basta più quando il documento diventa un processo produttivo a sé stante.

In questo approfondimento proviamo a mettere ordine: che cos'è davvero la stampa di produzione, quando ha senso un centro stampa interno, come funzionano finitura e gestione del colore, che cosa cambia con i workflow di prestampa e la stampa dati variabili, e come si collega tutto questo al percorso - ormai obbligato per molte organizzazioni - di dematerializzazione e gestione documentale digitale.

Che cos'è, davvero, la produzione documentale

Per produzione documentale si intende l'insieme dei processi con cui un'organizzazione genera, elabora, distribuisce e conserva i propri documenti lungo l'intero ciclo di vita: dalla creazione o dall'acquisizione (scansione di un originale cartaceo, generazione automatica da un gestionale) fino all'archiviazione finale, passando per stampa, finitura ed eventuale distribuzione fisica o digitale. Non è un sinonimo di stampa: la stampa è una delle fasi, spesso la più visibile, ma il perimetro è più ampio e comprende anche tutto ciò che succede prima e dopo il foglio uscito dalla macchina.

Guardata da questa angolazione, la produzione documentale è un processo aziendale a tutti gli effetti, con i suoi indicatori di efficienza: quanto costa produrre un documento, quanto tempo richiede, quanti passaggi manuali comporta, quanto è facile ritrovarlo una volta archiviato. Le organizzazioni che la trattano come tale - invece che come una somma di stampanti sparse per l'ufficio - tendono a ottenere risparmi misurabili e una qualità più costante nel tempo.

Stampa da ufficio e stampa di produzione: non è la stessa cosa

Una multifunzione da ufficio è pensata per un uso frammentato: decine di persone che stampano poche pagine alla volta, documenti diversi uno dall'altro, code brevi e sporadiche. Una postazione di produzione, invece, lavora su tirature: centinaia o migliaia di copie dello stesso documento, spesso in sequenza, con l'obiettivo di mantenere qualità e velocità costanti dalla prima all'ultima copia senza interruzioni.

Cambiano di conseguenza i criteri con cui si sceglie la macchina giusta: non solo la velocità di stampa dichiarata, ma la capacità di sostenere carichi di lavoro elevati con continuità, la disponibilità di opzioni di finitura integrate o collegabili, la solidità del motore di stampa nel tempo, la qualità dell'assistenza tecnica quando un fermo macchina significa una tiratura bloccata, non solo una singola fotocopia da rifare.

Non tutte le aziende hanno bisogno di questo salto: molte convivono benissimo con multifunzione da ufficio ben dimensionate. Il punto di svolta arriva quando la stampa smette di essere un supporto occasionale al lavoro e diventa essa stessa un prodotto o un servizio da consegnare con regolarità, in quantità e con una qualità di finitura che l'ufficio non può garantire.

Il centro stampa interno (in-plant): quando conviene tenerlo in casa

Con "centro stampa interno" (o in-plant, nella terminologia di settore) si intende un reparto dedicato, all'interno di un'organizzazione, che produce internamente ciò che altrimenti verrebbe commissionato a una tipografia o a un fornitore esterno: modulistica, manuali, materiale formativo, comunicazioni ai dipendenti o ai clienti, cataloghi. È una scelta diffusa in pubbliche amministrazioni, università, grandi aziende manifatturiere, banche, assicurazioni e centri servizi che stampano per conto di più clienti.

I motivi che spingono a internalizzare sono ricorrenti: volumi che rendono conveniente ammortizzare un investimento interno invece di pagare tariffe esterne per ogni tiratura; tempi di consegna che un fornitore esterno non riesce a garantire quando la scadenza è stretta; riservatezza, quando i documenti contengono dati sensibili - contratti, cartelle cliniche, atti giudiziari - che l'organizzazione preferisce non far uscire dai propri sistemi; infine il controllo diretto sulla qualità, dalla resa cromatica alla rilegatura finale.

Non è una scelta obbligata: per volumi bassi o irregolari, appoggiarsi a un fornitore esterno resta spesso la soluzione più economica. La valutazione va fatta sui numeri reali - quante pagine, quante tirature, quanto spesso - non sull'intuizione.

Affidabilità e continuità: cosa serve a un reparto che non può fermarsi

Un reparto stampa interno che lavora tutti i giorni su tirature consistenti ha esigenze diverse da una singola postazione d'ufficio: il motore di stampa deve reggere cicli di lavoro mensili elevati senza cali di prestazioni, e ogni ora di fermo macchina si traduce in un ritardo che si ripercuote a valle, su chi aspetta quel documento per lavorare o per rispettare una scadenza.

Le gamme di multifunzione pensate per i volumi più alti - come la gamma e-STUDIO di Toshiba nelle configurazioni dedicate a questo tipo di utilizzo - nascono proprio per sostenere cicli di lavoro mensili elevati in reparti di stampa interni, abbinando al motore di stampa opzioni di finitura pensate per la produzione, come i finisher per la pinzatura e la fascicolazione automatica dei fogli in uscita.

Accanto alla macchina conta la rete di assistenza: in un centro stampa interno un guasto non risolto in giornata può bloccare un'intera tiratura con scadenza fissa, quindi la rapidità di intervento tecnico e la disponibilità di ricambi diventano un criterio di scelta tanto quanto le specifiche della macchina.

La finitura fa la differenza: pinzatura, piegatura, fascicolazione, brossura

Un documento stampato e uno pronto per essere consegnato sono due cose diverse: nel mezzo c'è la finitura, cioè l'insieme delle lavorazioni che trasformano un pacco di fogli in un prodotto finito. Le più comuni sono la pinzatura (una o più graffette in un punto preciso), la fascicolazione (l'ordinamento automatico delle pagine nella sequenza corretta, replicato identico per ogni copia) e la piegatura, utile per pieghevoli, lettere da imbustare o brochure.

Per volumi e formati più impegnativi si aggiungono lavorazioni come la brossura (la rilegatura con dorso incollato tipica di manuali e relazioni voluminose), la perforazione per l'archiviazione in raccoglitori, o la cucitura a punto metallico per opuscoli più corposi. Sono passaggi che, fatti a mano su tirature medio-grandi, richiedono tempo e personale dedicato; automatizzati, diventano una fase del flusso di stampa che non rallenta la produzione.

Sulle configurazioni pensate per i volumi più alti della gamma e-STUDIO, la pinzatura e la fascicolazione automatica sono disponibili come opzionali dedicati: il documento esce dalla macchina già ordinato e graffato, pronto per la distribuzione, senza un passaggio manuale aggiuntivo tra la stampa e la consegna.

Gestione del colore: la coerenza che il cliente non perdona

Chi produce materiali a marchio - cataloghi, brochure, materiale istituzionale - sa che il colore non è un dettaglio estetico: è parte dell'identità del brand. Un blu aziendale leggermente diverso tra una tiratura e la successiva, o tra una macchina e l'altra, si nota, e in certi settori (moda, packaging, comunicazione istituzionale) è considerato un difetto vero e proprio.

La gestione del colore in stampa di produzione si basa su alcuni concetti chiave: la calibrazione periodica della macchina, i profili colore ICC che descrivono in modo standard come un dispositivo riproduce i colori, e il confronto costante tra ciò che si vede a monitor e ciò che esce sulla carta. L'obiettivo è la ripetibilità: la stessa immagine, stampata oggi e tra sei mesi, deve avere la stessa resa cromatica.

Per chi gestisce un centro stampa interno, investire tempo nella gestione del colore significa meno resi, meno ristampe per un colore "che non va bene" e meno tempo passato a discutere a occhio se una tonalità è corretta, invece di misurarla.

Il workflow di prestampa: dal file grezzo al lavoro pronto per la macchina

Prima che un documento arrivi in macchina, attraversa una fase che nel gergo di settore si chiama prestampa: il controllo del file (preflight), la sua eventuale correzione, l'imposizione delle pagine nella sequenza corretta sul foglio di stampa (imposition) e l'elaborazione tramite un RIP (Raster Image Processor), il software che traduce il file digitale nel linguaggio che il motore di stampa può eseguire.

Il preflight serve a intercettare problemi prima che diventino scarti di produzione: risoluzione delle immagini troppo bassa, font non incorporati, colori impostati nello spazio sbagliato, margini insufficienti per il taglio o la rilegatura. Un errore individuato in questa fase costa qualche minuto di correzione; lo stesso errore scoperto dopo una tiratura di mille copie costa la tiratura intera.

Più il volume di lavori cresce, più conviene standardizzare questo passaggio con procedure e strumenti dedicati, invece di affidarsi al controllo manuale di chi manda in stampa il file: è uno dei motivi per cui, oltre una certa soglia di volumi, un reparto di produzione documentale organizzato si ripaga da solo in scarti evitati.

Stampa dati variabili e personalizzazione: un documento, mille destinatari

La stampa dati variabili (variable data printing) permette di produrre un numero elevato di documenti che condividono lo stesso layout ma cambiano nei contenuti da copia a copia: nome del destinatario, indirizzo, importi, prodotti consigliati, immagini diverse in base al profilo del cliente. È la tecnologia dietro le comunicazioni di marketing diretto personalizzate, le lettere di rinnovo assicurativo con i dati specifici della polizza, i moduli precompilati con le informazioni già in possesso dell'organizzazione.

Il principio tecnico è collegare un database - anche solo un foglio elettronico con i nominativi e i dati da inserire - a un modello grafico fisso: il software di stampa dati variabili genera automaticamente una versione personalizzata del documento per ciascun record, senza intervento manuale su ogni singola copia.

Il vantaggio non è solo di velocità: un documento personalizzato, che si tratti di una comunicazione commerciale o di una lettera con i dati corretti del destinatario, ha un tasso di attenzione e di risposta più alto rispetto a un documento standard identico per tutti, come confermano ricerche di settore sul marketing diretto.

La stampa transazionale: quando il documento è anche comunicazione

Un caso particolare, e particolarmente esigente, di stampa dati variabili è la stampa transazionale: bollette, estratti conto, cedolini paga, comunicazioni contrattuali. Documenti generati automaticamente a partire dai sistemi gestionali dell'azienda, prodotti in grandi volumi, con scadenze normative o contrattuali da rispettare e un margine di errore vicino allo zero, perché un dato sbagliato su un estratto conto non è un difetto estetico: è un problema che il cliente nota e segnala.

Chi gestisce stampa transazionale - utility, banche, assicurazioni, ma anche aziende di medie dimensioni che inviano fatture o comunicazioni periodiche a un numero elevato di clienti - lavora quindi su due binari paralleli: l'affidabilità del processo di stampa, che non può permettersi interruzioni a metà tiratura, e l'accuratezza dei dati, verificata prima che il documento venga stampato e spedito.

Sempre più spesso la stampa transazionale convive con l'invio digitale dello stesso documento (email, area riservata, app): non sempre la carta scompare, ma diventa un canale tra gli altri, scelto in base alle preferenze del singolo destinatario o agli obblighi normativi del settore.

Dalla carta al digitale: acquisizione, OCR e piattaforme come e-BRIDGE

La produzione documentale non lavora solo in uscita, dalla stampa alla carta: lavora anche in entrata, trasformando documenti cartacei in file digitali utilizzabili. La scansione è il primo passaggio, ma da sola produce solo un'immagine; il salto di qualità arriva con il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR), che trasforma quell'immagine in testo ricercabile, indicizzabile e riutilizzabile.

Le multifunzione più recenti integrano questo passaggio direttamente nel flusso di acquisizione, spesso attraverso piattaforme software dedicate: è il caso di e-BRIDGE, la piattaforma Toshiba che unisce funzioni di scansione verso cloud e verso cartelle di rete, riconoscimento OCR dei documenti acquisiti e workflow automatizzati per instradare ogni documento verso la destinazione corretta, con meno passaggi manuali tra la scansione e l'archiviazione.

In un centro stampa interno che gestisce anche il flusso documentale in entrata - fatture fornitori, moduli compilati, corrispondenza in arrivo - automatizzare questo passaggio significa liberare ore di lavoro amministrativo che altrimenti si spenderebbero a rinominare, smistare e archiviare manualmente ogni singolo file.

Dematerializzazione e conservazione digitale: non basta scansionare

Dematerializzare significa sostituire un processo basato su documenti cartacei con un processo equivalente, o migliore, basato su documenti digitali: non solo scansionare ciò che prima si stampava, ma ripensare il flusso in modo che il documento nasca, viva e si concluda in digitale, con la carta ridotta al minimo necessario.

È un percorso distinto dalla semplice scansione. Una scansione produce un'immagine consultabile; la conservazione digitale a norma, quando richiesta dal tipo di documento o dal settore, prevede requisiti aggiuntivi - integrità nel tempo, non modificabilità, tracciabilità delle operazioni compiute sul documento - pensati per garantire che un documento digitale abbia lo stesso valore probatorio e la stessa affidabilità di un originale cartaceo conservato correttamente.

Le organizzazioni che affrontano questo percorso lo fanno quasi sempre per gradi: prima i documenti a maggiore volume e minore complessità normativa, poi via via quelli più delicati, verificando ogni volta i requisiti specifici del proprio settore prima di considerare "chiuso" un processo di dematerializzazione.

Gestione documentale (DMS/ECM): trovare un documento in pochi secondi

Un archivio digitale disordinato non è molto più utile di un archivio cartaceo disordinato: il valore della digitalizzazione si misura nella capacità di ritrovare rapidamente ciò che serve, non solo nell'aver eliminato la carta. È qui che entrano in gioco i sistemi di gestione documentale, indicati con le sigle DMS (Document Management System) o, quando comprendono processi più ampi, ECM (Enterprise Content Management).

Questi sistemi organizzano i documenti attorno a metadati - tipo di documento, data, cliente, numero di pratica - che permettono di cercarli per contenuto e per contesto, non solo per nome del file o percorso della cartella. A questo si aggiungono in genere funzioni di versionamento (per sapere sempre qual è l'ultima versione valida di un documento), permessi di accesso differenziati per ruolo, e tracciabilità di chi ha consultato o modificato che cosa e quando.

Collegare la produzione documentale - stampa, scansione, OCR - a un sistema di gestione documentale strutturato è ciò che chiude il cerchio: il documento non solo viene prodotto o acquisito in modo efficiente, ma resta reperibile e utile per tutto il tempo in cui l'organizzazione ne ha bisogno.

Workflow ibridi: quando carta e digitale convivono

Nonostante anni di annunci sull'ufficio senza carta, la maggior parte delle organizzazioni oggi lavora in un modello ibrido: alcuni documenti restano cartacei per obbligo normativo, abitudine del settore o semplice preferenza del cliente, altri sono nativamente digitali, altri ancora nascono cartacei e vengono poi digitalizzati per l'archiviazione. Non è un compromesso temporaneo in attesa del "tutto digitale": per molti settori è, realisticamente, l'assetto di lungo periodo.

Gestire bene questo modello ibrido significa far dialogare gli stessi due mondi che finora abbiamo trattato separatamente: la stampa di produzione, per tutto ciò che deve restare o nascere su carta, e la gestione documentale digitale, per tutto ciò che deve essere ricercabile, condivisibile e conservabile nel tempo. Le piattaforme più recenti nascono proprio per far comunicare questi due flussi, invece di trattarli come reparti separati che non si parlano.

Sicurezza e continuità: i documenti custodiscono informazioni, non solo pagine

Un centro stampa interno e un archivio documentale digitale gestiscono, quasi sempre, informazioni sensibili: dati personali, contratti, informazioni finanziarie, in certi settori dati sanitari o giudiziari. La sicurezza, in questo contesto, riguarda tanto l'accesso fisico ai documenti stampati e alle stampanti stesse, quanto l'accesso logico agli archivi digitali: chi può stampare cosa, chi può consultare un fascicolo, chi può modificarlo.

Sul lato digitale, i controlli tipici comprendono permessi differenziati per ruolo, autenticazione per il rilascio delle stampe (così un documento sensibile non resta incustodito nel vassoio di una stampante condivisa) e registri di accesso che permettono di ricostruire, in caso di necessità, chi ha fatto cosa e quando su un determinato fascicolo.

La continuità operativa è l'altra faccia della sicurezza: un backup regolare degli archivi digitali e un piano - anche semplice - per il caso in cui la macchina di produzione principale si fermi, evitano che un guasto tecnico si trasformi in un blocco totale dell'attività amministrativa.

Sostenibilità nella produzione documentale: meno sprechi, non solo meno carta

Il modo più immediato per rendere più sostenibile la produzione documentale non è necessariamente stampare meno in assoluto, ma stampare meglio: ridurre gli scarti dovuti a errori di file scoperti solo dopo la stampa, evitare tirature sovradimensionate "per sicurezza" quando si può ristampare rapidamente al bisogno, e prediligere, dove possibile, la stampa su richiesta (print on demand) rispetto a magazzini di materiale stampato che invecchia prima di essere distribuito.

Anche la scelta di macchine pensate per sostenere alti volumi con continuità ha un effetto indiretto sulla sostenibilità: un motore di stampa dimensionato correttamente per il proprio carico di lavoro, con manutenzione regolare, mantiene rese costanti nel tempo, mentre una macchina sottodimensionata e sotto stress tende a generare più scarti e più interventi di manutenzione straordinaria.

Sul fronte digitale, dematerializzare un processo riduce non solo il consumo di carta, ma anche gli spazi fisici di archiviazione e i costi logistici legati allo spostamento di faldoni tra uffici, archivi e depositi esterni: un beneficio che si somma, più che sostituirsi, a quello ambientale.

Da stampante d'ufficio a produzione documentale strutturata: come valutare il passo

Prima di investire in un centro stampa interno più strutturato o in un progetto di dematerializzazione, ha senso partire da un'analisi semplice ma spesso trascurata: quanti documenti si producono davvero, di che tipo, con quale ricorrenza, e quanto tempo - non solo quanto denaro - si perde oggi tra stampa manuale, finitura fatta a mano, ricerca di documenti archiviati male o rincorsa di fascicoli cartacei tra un ufficio e l'altro.

Da quei numeri emergono in genere le priorità reali: c'è chi ha più bisogno di alzare i volumi e la qualità di finitura della stampa, chi ha più urgenza di mettere ordine nell'archivio digitale esistente, chi deve lavorare su entrambi i fronti in parallelo perché il collo di bottiglia non è la stampa in sé ma tutto ciò che le succede intorno.

Non esiste una configurazione valida per tutti: la produzione documentale, per definizione, si costruisce sulle esigenze specifiche di ogni organizzazione, e il passo successivo giusto è diverso per un ente pubblico che digitalizza un archivio storico, per un'azienda che deve alzare i volumi del proprio ufficio stampa interno, o per uno studio professionale che vuole finalmente ritrovare un fascicolo in pochi secondi invece che in mezza giornata.

Questo approfondimento è a cura di Alsa Office, rivenditore autorizzato certificato Toshiba in Sicilia, specializzata nella fornitura, installazione e assistenza di sistemi di stampa e soluzioni per la produzione documentale e la gestione dei flussi cartacei e digitali in azienda.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra una multifunzione da ufficio e una macchina per la stampa di produzione?

La differenza principale è il tipo di carico di lavoro che devono sostenere: una multifunzione da ufficio gestisce stampe frequenti ma di poche pagine per volta, mentre una macchina per la produzione è pensata per tirature consistenti, cicli di lavoro mensili elevati e, spesso, opzioni di finitura integrate come pinzatura e fascicolazione automatica.

Quando conviene aprire un centro stampa interno invece di affidarsi a un fornitore esterno?

Quando i volumi sono regolari e consistenti, quando le scadenze sono strette e un fornitore esterno non riesce a garantirle, o quando i documenti contengono dati sensibili che l'organizzazione preferisce gestire internamente. Per volumi bassi o occasionali, un fornitore esterno resta spesso la soluzione più conveniente.

Che cos'è la stampa dati variabili e a cosa serve concretamente?

È la tecnologia che permette di stampare un numero elevato di documenti con lo stesso layout ma contenuti diversi da copia a copia - nome, indirizzo, importi - collegando un database a un modello grafico fisso. È alla base delle comunicazioni personalizzate su larga scala, dal marketing diretto alla stampa transazionale.

Dematerializzare significa semplicemente scansionare tutti i documenti cartacei?

No: la scansione è solo il primo passo. Dematerializzare significa ripensare un processo perché nasca e viva in digitale, e quando serve valore probatorio nel tempo comporta requisiti aggiuntivi di conservazione digitale a norma, diversi da una semplice immagine scansionata e salvata in una cartella.

Che ruolo ha una piattaforma come e-BRIDGE nella produzione documentale?

e-BRIDGE è la piattaforma Toshiba che unisce scansione verso cloud, riconoscimento OCR e workflow automatizzati: trasforma i documenti cartacei acquisiti in file ricercabili e li instrada automaticamente verso cartelle, sistemi di gestione documentale o destinatari, riducendo i passaggi manuali tra acquisizione e archiviazione.

La finitura automatica (pinzatura, fascicolazione) è disponibile su tutte le multifunzione?

È tipicamente disponibile come opzionale sulle configurazioni della gamma e-STUDIO pensate per i volumi più alti, dedicate proprio ai reparti di produzione documentale interni: verifichiamo insieme quale configurazione, con quali finisher, è adatta ai tuoi volumi e ai tuoi formati di stampa.

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